Spunti di filosofia dell’ICT


Percorriamo velocemente la storia e il futuro dell’informatica e le dinamiche che l’accompagnano, dalle schede perforate all’internet delle cose e oltre.


Qual’è l’essenza (in senso filosofico) dell’ICT: è informare? Automatizzare? Collegare e mettere in rete? Potenziare l’operato umano e, quindi, l’uomo?

Me lo chiedo da diverso tempo. Qualcosa mi è chiaro ma naturalmente qualcosa rimane nascosto.

Dall’elaborazione alla comunicazione

All’inizio la natura dell’IT (senza C) era quella – senza dubbio – di trattare le informazioni attraverso processi automatici, quindi artificiali, precisi e ripetibili, in assenza di intervento umano (e qui si possono scrivere libri, dalle schede perforate alle prime forme di memoria, ai primi processori, etc.).

Poi, un bisogno sicuramente minore ma fondamentale, se ho l’informazione come sopra, come faccio ad archiviarla e ritrovarla facilmente?

Ecco quindi nascere altri strumenti innovativi: dai database nelle loro varie forme storiche – gerarchici, relazionali – fino a quelli ad oggetti o documentali di oggi e a tutte le varie tecniche di retrieval.

Poi, poco dopo, al MIT si sono accorti che riuscendo nella prima grande sfida, quella di trattare le informazioni in modo automatico, preciso, ripetibile e artificiale, il secondo grande bisogno era quello di comunicarle (la C) al più largo numero di persone possibile.

Ho una cosa preziosa (l’informazione artificialmente disponibile) e la voglio scambiare, trasportare, spostare, condividere.

Da qui le prime reti locali e tutte le tecnologie collegate che in futuro avrebbero portato alla Grande Rete: Internet.

(Non serve citare la lotta di Richard Stallman che dalla modifica del driver della stampante al MIT ha portato al free software; oramai è storia.)

Risolto quanto sopra è nato il mondo (con l’IBM) del software e quindi del trattamento delle informazioni. Una volta che ho le informazioni, sono in grado di archiviarle e ritrovarle facilmente, le posso trasportare e scambiare, mi preoccupo di cosa posso farci con tutta questa roba. Quindi posso costruirci dei calcoli, posso aggregarle in forma e modo diverso, posso rappresentare l’informazione in tanti modi, etc…e siamo agli anni 80, anni in cui (nella seconda metà) io mi occupo di “rappresentazione dell’informazione” e cioè di Desktop Publishing.

Questi i primi grandi problemi che hanno portato alla “macchina a vapore” dell’ICT.

La rivoluzione

Poi è arrivata la Grande Rete, che ha probabilmente ampliato l’essenza dell’ICT – come sempre sono solo i fenomeni macroscopici che contano per le essenze. Dalla seconda metà degli anni ’90 me ne occupo in vario modo.

In cosa è cambiata questa essenza? Non nel nucleo per ora, ma nella potenza.

Da regionale, periferica, confinata, l’informatica è diventata globale, sempre disponibile, inglobante.

Interi processi e tecniche “umane” sono stati risucchiati nella macchina di internet: le tecniche di commercio (e-commerce), il rapporto con la banca (home banking), la posta (e-mailing), le pratiche finanziarie (trading on line) etc.

Molti altri processi, tecniche e anche tecnologie stanno per essere risucchiati davanti ai nostri occhi: la televisione, la radio, la consulenza, ampie parti della macchina burocratica pubblica e privata, la carta, i libri, il lavoro d’ufficio…

Poi arrivano i social, che però sono una logica conseguenza per estensione delle potenzialità di internet.

Ora che sono collegato voglio fare le stesse cose che faccio nella vita, ma online: conoscere persone, far vedere l’album di famiglia, parlare del più e del meno, esprimere le mie opinioni su questo o quest’altro.

Heidegger direbbe, se fosse ancora vivo, la “globalizzazione del mondo della chiacchiera”.

Il futuro

Ora e nel futuro prossimo vedo ancora un maggiore potenziamento dell’essenza attraverso la completa pervasività: internet ovunque e quindi sul telefono, negli oggetti, nei dispositivi personali (orologi, occhiali, penne, etc…), ma tutto questo cambia la disponibilità. È come portare la corrente elettrica anche in montagna, in campagna, etc.

C’è una internet potenzialmente diretta, cioè direttamente collegata con il corpo umano (vedi transumanesimo, ma è un capitolo “grosso”) che vedo come altamente probabile, ma ancora da definirsi. Qui probabilmente ci sarà qualche grossa innovazione legata alle neuroscienze e al potenziamento delle facoltà umane: in primis i sensi, come sentire, vedere (per esempio al buio), gustare, etc. Tutto ciò produrrà grandi opportunità ma anche nuove “dipendenze” e nuove malattie.

In un contesto dove la pervasività avrà la forza maggiore, nei prossimi anni le cose che le aziende, le quali continueranno a fare prodotti e a volerli vendere, vorranno avere saranno:

  • competenza di questo mondo (vedi le varie divisioni digital che stanno nascendo un po’ ovunque)
  • monitoraggio continuo (e qui si inseriscono strumenti come Tracx & co.)
  • un canale di vendita ben strutturato (e-commerce et similia) con tutte le forme di “persuasione” potenziate al massimo
  • apprendere in forma continua (e-learining, gamification)
  • controllare un processo produttivo globale e distribuito

Poi verrà sicuramente lo spostamento di molte attività lavorative dall’offline (in ufficio) all’online (telelavoro) e su scala globale (distribuita in tutti i paesi del mondo).

Poi, dal momento che se devo fare cose il secondo problema è quanto bene le faccio ed il terzo è quanto veloce sono a farle (produttività), potrebbe inserirsi, ben calibrato, il fattore “divertimento” e quindi la gamification.

Nell’apprendimento è ormai chiaro che il fattore “piacere” e “divertimento” accelera la comprensione. Oltre al bisogno naturalmente. Vedremo se anche nel lavoro questo è vero.

Non dimentichiamo poi che il costo dell’hardware, in un orizzonte temporale molto lungo, tende a zero. Anche questo va considerato.

Quindi, tornando all’essenza dell’ICT: è ancora trattamento automatico, condivisione e propagazione dell’informazione? Forse sta per diventare quello che ha sempre voluto essere fin dall’inizio: trasformazione dell’esistenza umana attraverso il suo potenziamento.

Vedremo.